IL DILEMMA DELLA PLASTICA COMPOSTABILE

Cari lettori,

se pensavate di fare una scelta “green” durante i vostri acquisti orientandovi verso prodotti con packaging in plastica compostabile  mi dispiace deludervi ma state sbagliando! O meglio, sbagliano le industrie a non informarvi adeguatamente e a rendervi dei consumatori (in)consapevoli!

Per i meno informati mi sembra opportuno intanto fare una distinzione tra il termine biodegradabile e compostabile:

un materiale biodegradabile è in grado di scomporsi in modo naturale di almeno il 90% entro 6 mesi; un materiale compostabile invece si decompone completamente entro 3 mesi e può essere utilizzato per la realizzazione di concimi organici.

Mi sembra inoltre corretto puntualizzare che  la biodegradabilità di un composto non dipende dalla materia prima da cui viene originato ma dalla sua struttura chimica e dalla tempistica di decomposizione. Ecco perché non tutte le bioplastiche, seppur derivanti da biomassa vegetale, possono essere catalogate come biodegradabili.  Con il termine bioplastica, infatti, si intende un composto formato per la maggior parte da molecole di natura vegetale. Ma le bioplastiche, a loro volta, si suddividono in plastiche durevoli ( che si decompongono nell’arco di settimane o mesi) plastiche biodegradabili e plastiche compostabili.

Poniamo l’attenzione su quest’ultima categoria che dovrebbe essere quella ad impatto zero sull’ambiente dato che la sua decomposizione non rilascia residui tossici ma si trasforma in anidride carbonica, acqua, composti inorganici o biomassa. Essendo un rifiuto compostabile, in teoria, va buttato nel bidone dell’umido e smaltito dagli impianti come descritto sopra. Ma la realtà è ben diversa.

La plastica compostabile infatti può essere smaltita solo in appositi impianti di compostaggio industriali (capaci di raggiungere elevate temperature) che in Italia non esistono. Sappiate dunque che i gestori degli impianti attuali sono costretti a separarla dai rifiuti organici e mandarla in discarica o all’inceneritore (e sappiamo bene che questa non è una scelta per nulla ecologica). E se per sbaglio finisce nella filiera di riciclaggio della plastica tradizionale?! Anche in questo caso sarebbe un disastro perché andrebbe ad influire negativamente su qualità e purezza del prodotto finale. Ma allora che ce ne facciamo di questa osannata plastica compostabile? E soprattutto, perché produciamo qualcosa che non possiamo smaltire correttamente? Nonostante le diverse lamentele da parte dei gestori degli impianti di smaltimento, la plastica compostabile continua a circolare perché l’Italia è tra i primi produttori in Europa. L’unico modo per noi cittadini di opporci è quello di evitare il più possibile di acquistare prodotti realizzati in plastica, di qualsiasi natura essa sia. Fortunatamente, tante piccole aziende emergenti offrono ogni giorno tante alternative ecologiche, riutilizzabili e facilmente smaltibili così da garantirci il minor impatto possibile sull’ambiente.