Un senso di inappartenenza

Ho sempre sentito dentro di me un senso di “inappartenenza” a questo mondo, uno sconforto profondo nel vedere come l’uomo possa essere ingiusto e cattivo nei confronti dei suoi simili e della natura. La guerra, la povertà, l’inquinamento, il maltrattamento degli animali, la deforestazione sono temi che sin da piccola hanno turbato il mio animo e mi sono spesso ritrovata a piangere apparentemente senza un motivo, solo perché mi sentivo così piccola e impotente di fronte a tale orrore. Per scappare da tutto questo mi sono rifugiata nell’arte, nei libri e nei sogni, vivendo in un mondo tutto mio e soffrendo e creando casini quando provavo ad “adattarmi” a cose, situazioni e persone che non facevano per me.

Poi è arrivato un momento nella mia vita, in cui tutto dentro me è cambiato drasticamente: la gravidanza. Ho sempre sentito un forte senso di maternità nel mio cuore, ho sempre pensato che la mia massima realizzazione come donna sarebbe avvenuta solo dopo aver avuto un figlio/a. Non immaginavo però che questo magico avvenimento mi portasse a fare i conti con tante situazioni irrisolte che avevo sotterrato in fondo al mio animo.
É scoppiato tutto fuori ed è scoppiata la voglia di fare qualcosa di concreto per me stessa, per il mondo e per il benessere della vita che cresce nel mio grembo.

Ho paura del mondo in cui muoverà i primi passi mia figlia, così mi sono chiesta

“cosa posso realizzare per renderlo migliore?”

Con la consapevolezza di essere solo una piccola goccia nel mare, al secondo trimestre di gravidanza, ho investito le mie energie nella creazione di questo negozio.
La Linfa vitale della piccola Ginevra che scalcia nella mia pancia mi ha dato la forza di non mollare davanti a tutte le difficoltà burocratiche, fisiche e finanziarie. Sono consapevole di essere riuscita a realizzare qualcosa di bello (ovviamente grazie al sostegno delle persone che mi vogliono bene perché da sola non sarei mai riuscita nell’impresa) ma la mia eccessiva sensibilità mi porta spesso a scoraggiarmi e a temere di non farcela. Per questo ho bisogno di voi che mi leggete, del vostro affetto e del vostro sostegno.

Per questo quello che leggete non è una semplice biografia o un “chi sono” ma più una lettera a voi e a me stessa, per non arrendermi, per non arrendersi e per sostenerci tutti come un’unica grande famiglia.